Basta con la Rai corporazione - Domani nel Foglio
“Il decreto governativo sarà pure brutale e rozzo nella forma, ma tagliando 150 milioni dal canone Rai 2014 costringe la tv di stato ad accelerare un piano di razionalizzazione non più rimandabile, anche se in parte avviato”. Lo dice il consigliere Rai in quota centrodestra Antonio Pilati, nominato nel 2012 ai tempi di Mario Monti dopo una carriera da commissario Agcom e Antitrust. “Non è un’alternativa quella di mettersi a difendere così com’è una Rai che ha invece bisogno di essere profondamente cambiata, con il rischio di passare per i difensori di quella che gli italiani vedono sempre più simile a un pezzo della casta”, dice Pilati.

Anticipiamo stralci dell'intervista di Marianna Rizzini a Antonio Pilati. La versione integrale nel Foglio di domani.
“Il decreto governativo sarà pure brutale e rozzo nella forma, ma tagliando 150 milioni dal canone Rai 2014 costringe la tv di stato ad accelerare un piano di razionalizzazione non più rimandabile, anche se in parte avviato”. Lo dice il consigliere Rai in quota centrodestra Antonio Pilati, nominato nel 2012 ai tempi di Mario Monti dopo una carriera da commissario Agcom e Antitrust. […]
“Non è un’alternativa quella di mettersi a difendere così com’è una Rai che ha invece bisogno di essere profondamente cambiata, con il rischio di passare per i difensori di quella che gli italiani vedono sempre più simile a un pezzo della casta”, dice Pilati. […]
Negli ultimi giorni, l’Usigrai ha fatto arrivare al cda il parere del costituzionalista Alessandro Pace, che giudica “incostituzionale” il decreto renziano che copre gli 80 euro in busta paga anche con il “prelievo” di 150 milioni di canone Rai. “Voi consiglieri di cda sarete considerati responsabili, se non farete ricorso”, è l’accusa proveniente dalla trincea di malmostosità. […]
[**Video_box_2**]Eppure, prima del taglio annunciato, erano tutti molto renziani a parole, in Rai. Il dg Luigi Gubitosi aveva cercato (invano) di incontrare il premier. Ma l’onta del canone sottratto, evidentemente, è stata troppo grande. “E’ la prima volta da innumerevoli anni”, dice Pilati, “che un governo non sta al gioco e non tratta la Rai come la pupilla dei suoi occhi, accudita con decreti di salvataggio. Ma oggi sposare la difesa dello status quo equivale al suicidio”. Sbullonare la Rai col premier-bullo (o sulla scia del bullo), dunque, ma come? “Bisogna rovesciare il trend degli ultimi dieci anni”, dice Pilati, “anni in cui sono stati ridotti gli investimenti della fiction ed è stata aumentata la spesa corrente. Tra il 2008 e il 2013 gli investimenti della fiction sono scesi da 280 a 180 milioni di euro. E sono stati ridotti al minimo gli investimenti in tecnologia, fatto salvo il digitale terrestre”. […]
La Rai, che è stata all’avanguardia tecnologica per lunga parte della sua storia, si è trovata in questi anni in grave ritardo. Quella che invece è cresciuta senza sosta è la spesa per gli stipendi. Il costo del lavoro in Rai è arrivato a una punta di un miliardo e 28 milioni, anche se nel 2013, con il piano-esodi, è stato ridotto a 995 milioni. Resta comunque un costo esorbitante. […]
Continua nel Foglio di domani.